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Con il patrocinio del Comune di Torino è partito da aprile un progetto per le fasce disagiate della popolazione. L’iniziativa è stata resa possibile dalla donazione di un’apparecchiatura e dall’impegno di un gruppo studenti della Facoltà di Medicina.

di Piero Digirolamo *

La Medicina Solidale e delle migrazioni è un servizio di eccellenza, che nasce e si sviluppa in Italia, soprattutto a livello volontario dagli inizi degli anni ‘90, sotto la spinta delle migrazioni dai paesi sub sahariani e dall’Europa dell’est dopo la caduta del muro di Berlino. Progressivamente nelle città si sono create (sostituendosi a quelle preesistenti, costituite dagli immigrati italiani degli anni ‘50 e ‘60) sacche di povertà e disagio costituite da individui sovente soli, diffidenti verso la struttura pubblica, e che non riescono a soddisfare i bisogni primari della persona. La Medicina Solidale ha avuto allora lo scopo di offrire un presidio sanitario a bassa soglia caratterizzato da percorsi assistenziali volti a rimuovere gli ostacoli burocratici, emotivi ed economici che interferivano e spesso impedivano l’accesso alla salute. In questa prima fase sono state fondamentalmente affrontate le grandi patologie di una popolazione relativamente giovane che viveva in condizioni igieniche scarse, con malnutrizione e con necessità di soddisfazione di bisogni primari (infezioni locali e sistemiche, malattie infettive di tipo tropicale, denutrizione con tutte le conseguenze possibili, infestazioni da parassiti, cure dentarie, gestione del disagio psicosociale). Lentamente ma progressivamente la popolazione del disagio è cambiata. A quanto prima descritto, si è aggiunta un’altra fascia di persone di età più’ avanzata e che rappresenta ormai circa il 40% del totale degli assistiti presso gli Asili Notturni della Città di Torino. Questa popolazione è costituita da nuovi poveri (per lo più Italiani, travolti dallo stato di crisi economica o da disagio psichico) e da una immigrazione poco controllata di interi nuclei familiari provenienti da zone di guerra e di profonda povertà. Sta quindi emergendo la necessità di sviluppo di una Medicina Solidale rivolta alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie degenerative quali il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, il cancro, l’ictus cerebrale, la malattia cardiovascolare e polmonare. E’ noto che il ruolo della prevenzione è fondamentale in tutti gli ambiti sanitari. Da una recente analisi pubblicata sul Quotidiano Sanità del 9 aprile 2015 si osserva che il 51% degli immigrati segue stili di vita scorretti e si sottopone a screening per il cancro cervice uterina, mammella, colon-retto) in percentuale nettamente minore rispetto agli Italiani residenti in buone condizioni socio-economiche. Questo forse anche per l’aumento dell’età della popolazione in disagio e della relativa maggior diffidenza verso la cultura del paese che li ospita. Esiste poi un problema indubbio di comunicazione che diventa un vero e proprio ostacolo per un quarto degli immigrati di 55 anni e oltre (25% sul piano dell’espressione e 26,4% su quello della comprensione). Inoltre in questi individui la permanenza nel nostro Paese non migliora in maniera sostanziale le capacità di comunicare: a distanza di più di un decennio dall’ingresso in Italia il 10,7% dei cittadini stranieri deve affrontare ancora problemi linguistici nell’interagire con il personale medico. È altresì nota la relazione tra bassa condizione socio-economica e la diffusione di comportamenti a rischio. I più diffusi tra questi si differenziano in base all’area di provenienza. I fumatori sono più frequenti tra i romeni (35,1%), i tunisini (29,1%) e gli ucraini (24,9%). Quasi un terzo degli stranieri è in sovrappeso (30,9%), mentre l’obesità interessa una quota residuale, pari al 7,8%. In particolare, il sovrappeso registra valori più alti tra moldavi (37,1%), marocchini (36,3%) e albanesi (35,9%). Per quanto riguarda gli obesi, si osservano percentuali superiori alla media tra gli uomini ucraini (13,6%) e rumeni (11,1%) e tra le donne tunisine (12,1%) e marocchine (10,7%). In letteratura esistono diverse esperienze relative alla prevenzione delle malattie oncologiche nelle popolazioni immigrate e in disagio socio-economico, mentre poche, per non dire nulle, sono le esperienze relative a interventi di prevenzione cardiovascolare in queste popolazioni molto eterogenee. Nelle linee guida internazionali è espressamente sconsigliato l’esecuzione di uno screening mediante elettrocardiogramma (ECG) in persone a basso rischio cardiovascolare e asintomatiche: riteniamo tuttavia che la popolazione afferente agli Asili Notturni sia tutt’altro che a basso rischio considerando sia i dati dell’ambulatorio medico, sia le caratteristiche socio-economiche e culturali dei nostri pazienti. Ed ecco allora l’idea di far nascere, con il patrocinio del Comune di Torino (ormai quasi consueto nostro activity-partner) un progetto di prevenzione delle malattie cardio-vascolari per la popolazione in disagio sociale mediante esecuzione sistematica su tutti gli afferenti ai nostri servizi (mensa, dormitorio, ambulatori, ecc.) di una visita con anamnesi mirata ad evidenziare sia lo stato socio-culturale che sanitario del soggetto, rilievo di parametri vitali ed un ECG a 12 derivazioni. Materialmente tutto ciò è stato reso possibile grazie ad una serie di fattori; in primis alla sensibilità di un benefattore che ci ha donato un elettrocardiografo da dedicare al progetto, quindi e alla disponibilità di un gruppo meraviglioso di ragazze e ragazzi iscritti dal 3° al 6° anno della facoltà di Medicina presso l’Università di Torino, ed infine di un valente cardiologo disponibile non solo a refertare i tracciati e, se del caso, prendersi cura dei nostri pazienti, ma anche di fungere da “docente sul campo” per gli studenti che potranno così dare un senso pratico e funzionale alla loro attività. Permettetemi una breve considerazione sul gruppo di studenti che ci sta coadiuvando nella realizzazione del progetto. Si tratta, come detto, di ragazze e ragazzi appartenenti al Sism (Sindacato Italiano Studenti di Medicina) che sono venuti agli Asili chiedendo non di fare tirocinio medico come magari nelle strutture universitarie non riescono a fare adeguatamente, ma bensì di fare esperienza umana, di imparare a stare e trattare con persone ed in particolare con soggetti in disagio; di loro mi ha colpito la semplicità, la ferma determinazione associata ad umiltà e voglia di misurarsi non solo con esami e nozioni, ma con persone. Il progetto è iniziato alla fine del mese di aprile e si concluderà in autunno; già dai risultati preliminari registriamo dati assolutamente incoraggianti ed in linea con quanto da noi prospettato. Abbiamo, infatti individuato soggetti ad alto rischio o con patologie già conclamate non in terapia e senza alcuna aspettativa di avere un iter diagnostico-curativo adeguato alle loro condizioni. Anche in questo aspetto, di fronte cioè alla malattia, vi sono degli “ultimi”, persone senza diritti e dignità. Ebbene, a costoro gli Asili e tutti noi apriamo le porte e dedichiamo tutto il nostro impegno e la nostra considerazione.

* Direttore sanitario ambulatori degli Asili Notturni