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Trenta notti senza stelle

di Claudio Zangrandi

Prefazione di Massimo Gramellini

30nottiSenzaStelleIn un’altra vita devo essere stato un barbone.
Mia moglie dice che lo sono anche in questa, a giudicare dalla disinvoltura con cui sguazzo con gli stessi abiti addosso per tre giorni di fila, certe volte. È che certe volte non mi sembrano poi così importanti, gli abiti. Questa smania di essere sempre presentabili, connessi, accesi sul mondo e sulle sue imperdibili vacuità.
Ci sono momenti in cui sentiamo il bisogno di spegnerlo, quel telefonino rovente che è la nostra vita.
E restarcene spenti per un po’, in silenzio, ad ascoltare un dolore che galleggia dentro, prima che l’autodisciplina che ci siamo imposti per sopravvivere ci ordini di reagire, di rimettere in carica la batteria.
Non giustifico i deboli, gli sventurati, gli arresi. Però li sento miei fratelli.
Credo sia perché non sono né stupidi né cattivi. Io temo i cattivi e detesto gli stupidi, contro i quali – a differenza dei cattivi – non esiste difesa. Ammetto la mia debolezza: non sono un santo, e cattivi e stupidi non riescono a stimolare la mia solidarietà umana.
I barboni invece li sento fatti della mia stessa carne, soltanto un po’ più fragili: il pugno che fa vacillare me, loro li stende al tappeto.
E la vita di tutti quanti è piena di pugni, dati e presi, anche se nel ricordo indulgiamo più volentieri sui secondi: amori scaduti, sogni infranti, amicizie tradite.
La storia che avete fra le mani racconta di un uomo che è finito al tappeto e non riesce a tornare su. Non parla mai e i suoi pensieri sterzano spesso sul tasto più inutile: il lamento, il vittimismo, il rancore, quel considerare gli altri colpevoli del proprio destino. Ma l’eroe del racconto di Claudio Zangrandi non ha solo una bocca per tacere e un cervello per pensare storto. Ha anche un cuore: ferito e grande.
Un cuore bisognoso di mani che lo massaggino.
Gli Asili Notturni Umberto I sono quelle mani.
E sono così calde e necessarie che dopo aver letto il libro ci si chiede perché non ne sorgano in ogni quartiere di ogni città.
Ma al tempo stesso, non sembri un controsenso, si resta stupefatti al pensiero che siano riuscite a crescere davvero da qualche parte, quelle mani: e a resistere, fino a diventare un appiglio stabile.
Fare del bene a un bambino o a un animale indifeso è impegno faticoso, ma dal punto di vista psicologico piuttosto facile.
Fare del bene a un umano adulto che non ne vuole più nemmeno a se stesso è invece qualcosa di folle e perciò di straordinario. Grazie a chi ha avuto e continuerà ad avere pensieri così folli e a trasformarli in realtà così straordinarie.
Grazie di bocca, di testa, ma soprattutto di cuore.

Massimo Gramellini

Per richiedere il libro (132 pagg. costo 14,00 € comprese s.s.) scrivi un’email a: info@asilinotturni.org


Barboni & Volontari

Viaggio nelle fragilità e solidarietà sociali

di Marco Cauda

Prefazione di Piero Amerio

barboniEvolontariL’autore affronta un percorso informale nel mondo del volontariato. Una sorta di viaggio  che si sviluppa in tre atti al fine di fornire al lettore gli strumenti necessari per dare un volto ai  protagonisti del libro: “barboni”, volontari e associazioni nonprofit.
Andrea, il “barbone”, si racconta:  pensa che la vita lo abbia riposto nel cassetto delle cose inutili perché non ha il coraggio di buttarlo via, trasformando la speranza in agonia. Uccidendola. Mario, il volontario, si chiede cosa può fare per aiutare Andrea. Lele, il dirigente di una onlus, studia il modo di utilizzare competenze, disponibilità e motivazioni di Mario per creare nuovi servizi utili a soddisfare i bisogni e alimentare la speranza nelle persone come Andrea.
Il libro analizza le testimonianze dei protagonisti nel tentativo di rappresentare, in chiave sociale e psicologica, le persone che chiedono e offrono aiuto, contestualizzandole all’interno di un’organizzazione di volontariato.
Tra i tanti elementi posti in analisi scopriamo che, ad esempio: i “barboni”è forse più corretto chiamarli “inadatti” e hanno stili di vita che originano quasi sempre da un evento negativo che riguarda la salute, la casa, la famiglia, il lavoro, e sono come naufraghi all’ultima spiaggia. Hanno una condizione di vita che supera la sofferenza, la disperazione, e conduce allo stadio successivo della dispersione: perdersi implica la possibilità di ritrovare la giusta via, disperdersi significa non avere più punti di riferimento e senza bussola il rischio è prima soffrire, poi disperarsi, infine rassegnarsi.
Il volontario è un soggetto che impegna parte delle energie sia per rispondere ai bisogni degli altri individui, sia per ricevere (in maniera più o meno consapevole) qualcosa in cambio che non fa riferimento alla ricompensa economica ma alla sfera della gratificazione personale.  Al di là delle motivazioni, il punto di partenza non deve essere la definizione del buon samaritano come prototipo del volontario perfetto. Occorre superare la contrapposizione tra azione espressiva (orientamento verso se stessi) ed azione solidaristica (orientamento verso l’altro), le due strade non  solo si incrociano con grande frequenza, ma è un bene che ciò accada: si può essere tanto più solidali con gli altri quanto più si dedica uno spazio alle proprie esigenze , intime e profonde, nell’esprimere l’azione volontaria (cit. Bramanti).
Un’associazione nonprofit deve porsi alcune domande: quali sono gli obiettivi da raggiungere? Quali i soggetti che hanno potere decisionale per raggiungerli? Quali logiche stabiliscono chi aiuta e chi deve essere aiutato? Con quali modalità i volontari devono porsi a soggetti terzi? Senza le opportune risposte il volontario, le cui ragioni non sempre coincidono con quelle dell’organizzazione di riferimento, può essere disorientato circa il suo ruolo all’interno dell’organizzazione.
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Linee guida per l’associazionismo

di Roberto Collura

Per facilitare il lavoro delle Associazioni gli Asili Notturni di Torino, in collaborazione con l’Università Popolare, hanno pubblicato il libro “Linee guida per l’Associazionismo” a cura di Roberto Collura, considerato uno dei maggiori esperti italiani sul terzo Settore.

Fare associazionismo in Italia non significa solo operare per le finalità e gli obiettivi dell’associazione alla quale si aderisce, ma implica anche la gestione di numerosi adempimenti giuridici, burocratici, e tributari, necessari per non esporre l’ente e gli amministratori a sanzioni di varia natura oltre alla perdita di opportunità di finanziamenti ed altre agevolazioni.
Il presente lavoro ha la finalità di guidare in questo percorso, fornendo semplici e chiare indicazioni sulla struttura giuridica del Terzo Settore italiano, e sui principali aspetti problematici.
Clicca qui per scaricare gratuitamente il PDF del libro